#6 Cosa fare al primo appuntamento? Be my Valentine for a day

#6 Cosa fare al primo appuntamento? Be my Valentine for a day

Milano, un giorno di Febbraio.

Gli esami sono finiti e in vista di San Valentino vorrei raccontare un po’ di quello che ho capito sulle relazioni maschio/femmina nei miei primi diciannove anni di vita.

Quando una donna dice di sì a una prima, casta uscita, si aspetta che l'uomo abbia come minimo appreso, nel corso della sua breve o meno breve esistenza, le basi minime del corteggiamento. Cercherò qui di elencarne qualcuna, indicando soprattutto gli errori (a mio parere) da non fare. Mai.

Prima mossa, da considerare assolutamente essenziale, è che lei, la prima volta, non deve poter toccare il portafoglio. In nessun caso. Si tratti di una birra, di una pizza, di una cena, di un cinema, di una mostra. Nel momento in cui prende i soldi in mano, la donna vi ha già scaricati. Se insiste, la bloccate con insistenza, facendo uno di quegli sguardi un po' sarcastici e tanto sottili che dicono senza parlare: "Che fai, mi prendi in giro?". Il suo è, infatti, solo un subdolo tentativo di mettervi alla prova.

Non esiste che sia il maschio a decidere la serata, ma è lui a dover proporre. Ci piace l'uomo intraprendente: guai a farsi trovare carenti di idee! Il resto viene da sé: se lei vuole stare dentro si sta dentro, se vuole stare fuori si sta fuori. Anche a - 7 gradi.

Dopo aver dato in un colpo solo prova di essere generosi e (almeno rudimentalmente)preparati al primo impatto, si passa oltre. Ci vuole poco, una parola detta male, un gesto disattento, perché lei perda interesse.  C’ è bisogno di delicatezza, di attenzione. Tutto quello che dice è interessante, tutto quello che fa è entusiasmante e merita approfondimento.

Ben accetti:

'davvero?'

'bello!'

'e poi?'

'perché?'

'ma dai!'

Nel parlare non siate monotematici, né chiusi, né logorroici.
Ricordate: se la donna che parla tanto diverte, l'uomo che parla troppo (o troppo poco), facilmente, annoia. Leggete i suoi interessi cogliendo ogni segnale: se le piace il cinema cercate nella vostra enciclopedia della memoria il film più interessante che abbiate mai visto. Se le manca, proponetele di vederlo insieme, se vi dice "poi vediamo" sorridendo a metà, qualcosa già non va.

Se le piace la letteratura, vi odierà all'affermazione: 'Io ho sempre preferito la matematica'. Dirò di più, se le piace la letteratura, ad una simile blasfema affermazione, la vedrete incupirsi e, taciturna, penserà: 'Perché l'hai detto? Sembravi tanto caruccio!'. Ovviamente questo non significa che dovete mentire. Semplicemente tastare il terreno, agire strategicamente, senza esporvi troppo, all'inizio. In modo d'avere, poi, possibilità di farvi conoscere con più calma a un secondo appuntamento che certo, se bruciate il primo, non ci sarà. Riempitela di attenzioni mai palesi, ma sensibili. Ridete alle sue battute anche se non le capite: se la fate ridere spesso e di gusto, sarà vostra nel 99% dei casi. E' raro l'uomo in grado di riuscirci.

Non trattenetela troppo. Se si è annoiata si annoierà di più e la inquieterà anche solo il pensiero di dover rischiare un'altra volta di non riuscire a sganciarsi. Quindi non vi darà un'altra chance. Accompagnatela sotto il portone di casa: non è carino (o, meglio, molto cafone) farla tornare sola e, se è tardi, potrebbe anche essere pericoloso.

Un (uno) sms il giorno dopo per ringraziarla della bella serata. Se non siete troppo ferrati, fate correggere la grammatica dal vostro amico, quello che studia Lettere. Poi silenzio per almeno una settimana quindi la (da lei tanto attesa) telefonata per chiederle di uscire di nuovo. Nell'invitarla, ostentate spudoratamente quella timidezza che quando è artefatta ci piace tanto.

Per chiudere: 'sorpresa' è la parola chiave.

Buon San Valentino!

 

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La protagonista di queste pagine è Giuditta, diciannovenne calabrese da poco giunta a Milano per iniziare gli studi universitari. Da un piccolo paese del Sud arriva nella metropoli: in questo diario, vita e visioni di una studentessa fuorisede.

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