C'è chi si indebita per gli studi e chi va gratis all'Università...

C'è chi si indebita per gli studi e chi va gratis all'Università...

In Italia, una volta conclusa la scuola superiore la stragrande maggioranza di noi, quasi in automatico si pone la domanda riguardo a quale facoltà universitaria iscriversi. Ormai, non si tratta più di scegliere tra mondo del lavoro e studi universitari. La strada sembra quasi per tutti a senso unico e di conseguenza la domanda è quale facoltà scegliere e soprattutto in quale città, dando per scontato che sia necessario sceglierne una fuori sede...

Questa era la regola fino a qualche anno fa e forse noi figli non ci rendevamo neanche conto di che tipo di investimento fosse necessario da parte delle famiglie tanto generose da supportare una scelta di questo tipo. Le cose si sono ulteriormente complicate quando alla iniziale sola triennale si è poi deciso di far seguire quasi obbligatoriamente la magistrale, sempre da fuori sede naturalmente.

Nei casi più eclatanti alla magistrale alcuni hanno fatto seguire il master ed il periodo di studio della lingua all'estero. Tutto questo per la ricerca di una collocazione lavorativa in un Paese in cui la disoccupazione giovanile ha raggiunto un nuovo record al 44.3% (Luglio, 2015).

Il tempo dell'automatismo universitario è però passato, si fa sempre più amaro quel retrogusto dell'esperienza universitaria, della corsa sfrenata agli esami a crocette in aule affollate per gli esoneri e libri di cui ci sembra restato poco e nulla. Dall'altra parte ci sono le famiglie che hanno dovuto sovvenzionarci per quasi un decennio e che ci vedono, nonostante tutto, all'affannosa ricerca di una collocazione lavorativa che spesso remunera meno del previsto. Certamente all'inizio molto meno di quanto si è speso per gli studi.

Per i nuovi diplomati le cose sono abbastanza diverse perché la maggior parte delle famiglie oggi non può più permettersi di mandare i propri figli a studiare fuori e far fronte a spese mensili che includono tasse, libri, trasporti, affitti, bollette e vizi universitari.

C'è poi questa grande eco che ci viene dall'estero, che ci racconta di paesi in cui il sistema permette ai ragazzi di poter accedere a dei finanziamenti ed in cui le famiglie supportano solo in parte i giovani, che di mese in mese si indebitano sempre più per una logica di un sistema secondo il quale, alla fine del percorso universitario, dovranno lavorare circa cinque anni per ripagarsi il debito contratto per potersi (auto) sovvenzionare l'Università.

Un esempio per tutti è quello britannico, si studia dai 18 ai 21 anni, ci si laurea esattamente a tre anni dall'iscrizione e ci si immette immediatamente nel lavoro. Si trascorreranno i 4/5 anni successivi a pagare le rate per gli studi universitari. In questo sistema i genitori contribuiscono in genere per una parte inferiore al 40% in quanto vivere in città come Londra, Edinburgo, Manchester costa davvero caro per tutti. Si tratta di dinamiche che potremmo definire 'a tenuta stagna': studi, ti indebiti e ripaghi lavorando in un sistema che non ti regala niente ma che quantomeno ti consente di indebitarti e di essere in grado di ripagare quel debito una volta laureato.

Ed ancora quell'altra eco, più sommessa e forse un tantino anacronistica dell'istruzione gratuita per tutti come accade in Germania dal 2014, ma anche in Svezia, Turchia, Grecia, Finlandia, Slovenia, Brasile, Argentina...

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