Discoteca Silenziosa a Bologna: il decibel democratico di Piazza Verdi

Discoteca Silenziosa a Bologna: il decibel democratico di Piazza Verdi

La questione è sempre la stessa, fra le più inveterate di Bologna: la diatriba di Piazza Verdi. Da una parte gli esercenti dei bar e dei locali reclamanti il diritto al guadagno, dall’altra i residenti del posto denunzianti il caos provocato dalla movida universitaria.

Non molto tempo fà mi accingevo vi ho parlato della tanto discussa decisione presa dalla Giunta Comunale bolognese di imporre una sorta di coprifuoco alla spensierata vita festaiola di Piazza Verdi e dintorni, in seguito al verificarsi di atti vandalici ai danni di alcuni residenti. Così, giovedì scorso la piazza è parsa non più rumorosa del solito, ma di bello c’era che nel contempo vi si stava svolgendo una festa. Infatti, l’ultima soluzione azzardata per porre tregua a quest’eterna questione, mostra gli evidenti tratti di un lampo di genio: la discoteca silenziosa.

Di cosa si tratta esattamente? Della classica discoteca, con l’unica e fondamentale differenza che la musica pulsa solo indirettamente dalla console del dj, poiché per ascoltarla è necessario disporre di auricolari wireless da mettersi alle orecchie. In sostanza, ciascuno balla ascoltando la musica dalla proprie cuffie, ma basta togliersele per constatare sbalorditi come il silenzio sovrastante la situazione appaia addirittura paradossalmente irreale. Un’esperienza degna di nota!

Le cuffie dispongono anche di un apposito comando che permette la variazione del genere musicale che si desidera ascoltare a seconda del gusto individuale e a seconda del dj preferito tra quelli alla consolle nel corso della serata, con il risultato di un’allegra polifonia silenziosa, cosicchè la ragazza che magari sta ballando in modo concitato di fronte ai tuoi occhi, molto probabilmente sta tenendo il ritmo di un genere completamente diverso dal tuo. Le cuffie vengono distribuite all’entrata dello spazio adibito alla dance hall, dietro la cauzione di 20 euro e dietro presentazione del documento di identità, soldi che poi vengono restituiti all’uscita se il cliente ha avuto il buon senso di divertirsi a modo, riportando le cuffie affidategli senza averle distrutte in preda all’eccitazione per la festa.

Il risultato di compromesso, fra una limitazione coatta dei decibel ed il perpetrarsi della baldoria scanzonata dei giovani, è apparso tutto sommato positivo. Alle 2 di notte la piazza e le vie circostanti non erano particolarmente degradate né piene zeppe di ubriaconi, come il partito dei residenti si sarebbe aspettato. Anzi, causa anche la precoce stagione pre autunnale, con l’anno accademico che deve ancora iniziare e con molti studenti non ancora ritornati nel capoluogo emiliano dopo la pausa estiva, l’atmosfera è parsa anche più tranquilla e pacata del solito.

L’impressione generale che si è dedotta da questo esperimento, è all’insegna di una florida sobrietà e delicatezza. Insomma, per una buona volta si può parlare di una festa ordinata e non ostinatamente sopra le righe. Non resta che augurarsi una replica in tempi maggiormente difficili, praticamente da ottobre in poi, quando la vita universitaria domina incontrastata ed incontrollabile sotto il cielo di Bologna.

L’invenzione della discoteca silenziosa, a quanto gli almanacchi di storia sembrino riportare, risale al 2002, per opera di alcuni deejey olandesi intenti nell’organizzazione di eventi illegali da nascondere ad ogni costo alle autorità locali, anche limitandone al minimo il suono. Da qui ne è nata l’idea delle cuffie, e il ricorso ad un concetto così terribilmente intelligente. Negli ultimi anni poi, la tendenza si è diffusa a macchia d’olio nel resto d’Europa.

Nonostante le polemiche non siano ancora diminuite, l’idea è parsa perlomeno simpatica. Di certo, seppur la musica diventi silenziosa, il trambusto di Piazza Verdi non è destinato a spegnersi, ed in ogni caso lo scontro permane. Forse, anche le autorità vicine agli avversi al caos della movida, con il tempo prenderanno atto dell’importanza rappresentata da questa piazza circa la vita universitaria bolognese. E forse, anche la diatriba potrà lentamente spegnersi e magari rendersi silenziosa. O almeno, da studente quale sono, me lo auguro di cuore, silenziosamente o meno.

 

Lascia un commento