Gentrificazione a Torino: un tè arabo a San Salvario

Gentrificazione a Torino: un tè arabo a San Salvario

Gentrificazione. Una parola che nessuno conosce, a meno che tu non stia preparando un esame di sociologia e allora salterai sulla sedia esclamando "La so io! La so io!" In sintesi, per i comuni mortali, la gentrificazione è quel fenomeno per cui una particolare zona della città che prima era “popolare” (e con popolare diciamo stranieri poco facoltosi), ad un certo punto viene recuperata e si avvia un processo per cui tutta la gente che di “popolare” ha ben poco si muove in massa sul nuovo quartiere.

Le case vengono ristrutturate e ripopolate con una fascia di popolazione più agiata, per le strade cominciano a comparire localini “di tendenza” che possano attirare un certo tipo di clientela. E i primi inquilini di reddito inferiore che avevano abitato questi luoghi, lentamente, lasciano spazio al ricambio di condomini.

La gentrificazione è qualcosa che in Italia conosciamo? Assolutamente sì. Sebbene sia un termine inventato dagli Inglesi (il termine viene proprio da gentry, la nobiltà inglese), noi italiani non siamo affatto immuni a questo processo.

E Torino?
Ma certo che sì!

Un quartiere per tutti è San Salvario, inizialmente luogo di concentrazione dei migranti snobbato dai torinesi, oggi spazio della movida di Torino. L'aria esotica e multietnica che si respirava in queste vie, ha cominciato presto ad esercitare il suo fascino sulla popolazione autoctona che non ci ha impiegato molto a capire che San Salvario aveva un grosso potenziale: l'apertura di molti locali col nome arabeggiante, ha attirato subito gli appassionati e i curiosi di etnie particolari; i prezzi più bassi degli immobili hanno richiamato in fretta famiglie alla ricerca di una casetta al centro di Torino. Ed ecco che in poco tempo il quartiere ha cambiato lineamenti, candidandosi in un baleno come "il posto" dove uscire la sera.

E i torinesi sono contenti di questo cambiamento? Ni. Spesso i nuovi abitanti di queste zone rivalutate affrontano un periodo di compresenza con la “vecchia generazione” all'interno del quartiere: la convivenza appare un po' difficoltosa, perché le abitudini e le culture spesso si scontrano (mi viene in mente una petizione firmata da un itero condominio in via ormea che voleva assolutamente che il negozio di africani che vendeva cibo e birra di fronte al palazzo fosse chiuso, in quanto considerato molesto).

Per gli studenti fuori sede di Torino di solito risulta conveniente spostarsi in queste zone, soprattutto quando sono centrali e quindi strettamente connesse alla vita cittadina, perché i costi si mantengono sempre più bassi e in genere i servizi sono molto variegati, a cominciare dai supermercati: ti viene voglia di tè arabo fatto in casa? Vorresti servirlo con una teiera che sembra uscita direttamente dalla Tunisia? No problem, giri l'angolo e trovi ogni cosa. Insomma, per chi ha pochi soldi e qualche pretesa, la gentrificazione è una manna dal cielo.
 

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