Studiare in biblioteca: i buoni propositi, le pause caffè e gli improbabili tentativi di approccio

Studiare in biblioteca: i buoni propositi, le pause caffè e gli improbabili tentativi di approccio

Inizia un nuovo anno accademico ed ogni buon studente universitario che si rispetti si fa carico di nobili propositi e promesse da mantenere. Un po’ come quando alle elementari la mamma ci comprava i quaderni nuovi prima dell’inizio dell’anno scolastico, così bianchi e puliti che ogni bambino, perfino il più svogliato e disubbidiente, prometteva miglioramenti e progressi. Dopo una settimana, il quaderno era sporco marcio ed il bambino in questione si era già beccato due note sul registro. Lo stesso accade all’università, ma ben prima di una settimana.

Le aspettative sono alte, destinate in larga parte ad infrangersi. C’è la matricola che si prefigge l’impossibile obiettivo dello studio coadiuvato al divertimento, c’è lo studente che deve recuperare perché nell’anno precedente si è divertito troppo, c’è chi vuole continuare una carriera universitaria già costellata di successi, c’è chi non ha mai dato un esame e vorrebbe darlo ma non vuole saperne di mettersi in riga; in tutti i casi, l’imperativo è solo uno: 'quest’anno devo studiare di brutto!'.

E così ognuno si improvvisa studente modello, prende l’università quasi come un lavoro, si alza la mattina presto, cerca di non andare a letto tardi la sera, tenta di non strafare. Inutile a precisarsi: due giorni, e poi si ritorna al sacrosanto fancazzismo. A questo punto ci si rincitrullisce la testa di credenze riguardo la maniera di studiare più consona alla propria persona. Si pensa e si ripensa, alla disperata ricerca dell’errore. Poi, sarà perché per studiare non bisogna essere dei geni, o perché si tratta di un luogo appositamente creato per lo studio (così si dice in giro), tutti convergono alla stessa ancora di salvezza: la biblioteca.

Ci si reca dunque in tale posto tutti gasati e sicuri di sé, convinti che sia fatto apposta per studiare. Finalmente ci si siede, si prende il libro dallo zaino, si controlla se il cellulare sia in modalità silenziosa e si dà giusto un’occhiata intorno per vedere che gente c’è. A prima vista sembra tutto così preciso: ci sono solo alcuni secchioni immersi nello studio ed il silenzio aiuta nell’intento. Così si inizia a studiare sul serio anche noi. All’inizio tutto scorre liscio e senza ostacoli, si parte alla grande ed una lieve sensazione di soddisfazione si insinua nel nostro spirito. Quasi che per la prima volta nella nostra vita ci si sente portati per questo mestiere. Ma anche l’amore è destinato a finire, prima o poi. Figuriamoci la voglia di studiare.

Iniziano ad arrivare persone e già le cose cambiano. Per ognuno che entra, ci si lascia andare alla tentazione di girare lo sguardo incuriositi, specialmente se si tratta di una dolce fanciulla. Le occhiate generali girovaganti per tutto lo stanzone aumentano di frequenza, ci si inizia a fissare verso l’orizzonte e la concentrazione si affievolisce. Magari arriva un nostro amico e lo salutiamo, poi lui propone una pausa-caffè e noi accettiamo di buongrado: in fondo è più di un quarto d’ora che navighiamo in quel mare senza confini che è lo studio! Dopo il caffè ci sta una sigaretta, poi ci si imbatte in altri conoscenti, ci scappa uno spuntino, una telefonata ed infine sosta in bagno. A conti fatti, la pausa è durata più di un’ora e mezza.

Tuttavia non si demorde tanto facilmente, e caparbiamente si ritorna alla postazione di studio. Ma ecco che succede il patatrac e tutti i buoni propositi svaniscono nel nulla: innanzi a noi si siede la più bella ragazza che la storia del mondo abbia mai saggiato. Si inizia a scrutarla, ad indagarla, si fantasticano improbabili approcci. Gli occhi e le mente, oramai, sono indaffarati in questo nuovo gioco. Dopo poco tempo capisce che è tutto inutile: si è troppo timidi per provarci e studiare non ci è più possibile. A questo punto della storia, non resta che chiudere il libro, metterlo nello zaino ed andarsene arrabbiati. Maledette siano le biblioteche!

Ognuno è libero di scegliere le modalità ed il luogo di studio più appropriato alla propria persona. La buona volontà risiede per natura nell’animo umano, basta ricercarla. E per trovarla, non so se serva una biblioteca. Credo sia sola una questione di mentalità: per studiare non bisogna essere dei geni, ma nemmeno stupidi.

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