Universitari di Moccia: fuori sede o fuori età?

Universitari di Moccia: fuori sede o fuori età?

Dopo gli insensati successi di Scusa, ma ti chiamo Amore ed Amore 14, l’eterno Peter Pan Federico Moccia ci riprova con il grande schermo. Questa volta abbandonati gli amori adolescenziali e il sex under18, il tema sarà la vita degli studenti fuori sede. Chi credeva, come me, che fosse finita concluse le superiori si sbagliava: non siamo ancora usciti dell’età in cui Moccia può parlare di noi. Certo, ci avevamo sperato.

Nonostante il film arriverà nelle sale solo ad ottobre 2013, le attuali indiscrezioni sulla trama non fanno ben sperare: storia di tre ragazzi e tre ragazze fuori sede a Roma, che vivono in una ex clinica in disuso affittatagli dalla crudele proprietaria che li odia per via della loro giovinezza, insieme i sei vivranno intense esperienze di amore e di convivenza. Il buon Federico nelle interviste non si smentisce, voleva trattare di un’età più matura, evitando il tema dei precari perché troppo discusso nei tg. Mentre l’università è l’ultimo baluardo di un'esistenza ancora ricca di sentimenti e legami autentici che, a sua detta, non torneranno mai più.

La tematica in sé, trattata con la giusta profondità, potrebbe essere un’idea vincente in un mercato cinematografico nazionale scevro di film che parlano della vita universitaria. Aspettativa che tentenna di fronte a personaggi che sanno un po’ troppo di cliché: la bionda stupida che stupida non è, la ragazza timida con padre oppressivo a carico, chi studia medicina per via del padre, ma vuol fare l'attore, infine il tipico studente di cinema che deve girare un cortometraggio come narratore (un'idea assolutamente inedita). 

Nonostante la partita sia tutta da giocarsi con la visione del film, non possiamo fare a meno di chiederci: rappresenterà veramente uno spaccato della vita fuori sede? O le ambizioni del regista volano oltre ai tristemente famosi Tre metri sopra il cielo? Moccia stesso lamenta che le sue creazioni vengano definite "smielate", ma non è questo che ci preoccupa. Il tema amoroso dalla superficialità di Hight School Musical può diventare il capolavoro di Vertigo con la giusta regia.

Il problema in queste produzioni è la convinta ricerca di una giovinezza da melodramma mondano, di amori dimenticati e nient'altro. Come la vede con rimpianto la padrona di casa e come la descrive il regista stesso, definendola ultima possibilità di emozioni vere. Una trama così presentata sembra, come al solito, infantile, fuori età, intrappolata in un kierkegaardiano lato estetico, incapace di andare oltre. Quando è proprio vivendo fuori sede che si comprende che giovinezza è l'anticamera alle relazioni complesse dell'età adulta e che, sì, giovinezza è anche anche precarietà, non solo nei tg. Con queste premesse  posso solo sperare che il film non sarà come l'amore trattato finora: irrimediabilmente acerbo.

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