#7 La coinquilina che da grande voleva fare la giocoliera

#7 La coinquilina che da grande voleva fare la giocoliera

Previsioni (impreviste) di condivisione. Quello che avrei voluto sapere sulla convivenza con Sara. La mia coinquilina: lei che "da grande" vuole fare la giocoliera.

Per Sara, ogni giorno è buono per far festa. Nei momenti più improbabili, senza preavviso, arrivano i suoi amici. Tra di loro c'è sempre quello che puzza di alcol, erba, sudore. Gli altri entrano ridendo e urlando. Mentre sento il loro rumoreggiare stanziarsi in cucina, cerco di intuire cosa di mio hanno già distrutto e cosa invece a breve distruggeranno. Panetto, il cane di quello coi dread, avrà fatto pipì sotto il tavolo? Mi chiedo. Lo faranno bere, come l'altra volta, nella mia tazza da colazione?

Nel bel mezzo della disperazione con la testa sotto il cuscino provo a riprendermi con l'autoipnosi: non pensarci, dormi (ad lib). Quindi, mentre osservo le lancette del mio orologio cambiare repentinamente posizione, un po' come quando l'insonne conta le pecore e arriva inutilmente alla n° 2365, mi faccio coraggio ed esco dalla stanza per chiedere un po' di silenzio. Sono le 3.00 di un lunghissimo (ormai) venerdì, e tra cinque ore sono a lezione.

Ho paura di aprire la porta della cucina. Coraggio. La apro. Fingo di non vedere, nella nebbia, le macchie di vino per terra, il lavandino pieno di pentole, il tavolo sotterrato da una giungla di piatti, bottiglie e mozziconi. L'amico che profuma d'alcol è il più fuori di tutti: mi vede, mi sorride a 32 ebeti denti e, senza lasciarmi spazio di rifiuto, mi abbraccia felice restandomi incollato per 30 infiniti secondi. Penso al sudore che mi ha spalmato addosso, e soffro.

"Ragazzi, potreste per favore abbassare un po' la voce?" dico. Sara mi guarda come un'estranea, di quello sguardo che vorrei prendere il primo piatto incrostato sul tavolo e lanciarglielo addosso a mo' di frisbee. "Sì", risponde seccata.

Torno in camera. Il tempo massimo calcolato di resistenza voce bassa MODE ON è di tre minuti. Continueranno fino al mattino e, a meno che non chiami la polizia, non ci sarà modo di spostarli.

In tutto ciò, il nuovo fidanzato diciottenne di Sara, lui che appena maggiorenne aveva scelto un'esistenza senza catene stabilendosi in un camioncino verde acido, ha cambiato celermente idea sul suo stile di vita ed è diventato ufficialmente mio coinquilino, senza sborsare un centesimo. A pranzo, l'altro ieri, mentre provavo a mangiare la mia fettina di carne settimanale (ché ho bisogno di ferro), lui mangiava il riso alle verdure con le mani. Quando Sara gli ha detto "dai Cino, mangia come i cristiani", lui, vegetariano, mi ha indicato schifato esclamando "ti sembrano cristiani questi?". Ho sperato, per qualche istante, di averlo frainteso. La mattina dopo ho trovato il detto Cino (Fabio) a petto nudo e piedi scalzi girare per casa e fischiettare "One love" senza degnarmi di uno sguardo: sono ospite indesiderata dentro casa mia.

Non del tutto contenta, Sara, sulle pareti della sua cameretta ha dipinto un prato. Il suo lettino è diventato un armadio senza ante e, piazzando per terra due materassini e un piumone, ha adibito la stanzetta singola a matrimoniale.

Quando le ho detto con cortesia "Scusa Sara, ma Fabio non viveva nel camioncino verde acido perché non apprezza la vita sedentaria, ama l'odore della natura, e non vuole stare né essere sostenuto dai suoi?", lei mi ha accusato di razzimo (?!?!) e, senza nessun nesso, né logica, dopo un lunghissimo istante di silenzio ha esclamato stridula alle mie orecchie incredule: "E quindiii?!?"

E quindi: NO WAY.

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La protagonista di queste pagine è Giuditta, diciannovenne calabrese da poco giunta a Milano per iniziare gli studi universitari. Da un piccolo paese del Sud arriva nella metropoli: in questo diario, vita e visioni di una studentessa fuorisede.

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