#8 C215 Milano: Street-Art therapy

#8 C215 Milano: Street-Art therapy

A breve ho sette esami. Il più interessante tra tutti è quello che mi costringe a leggere i passi più elegantemente deprimenti dello Zibaldone di Leopardi. Il gelido inverno milanese appena trascorso ha, senza dubbio, particolarmente sostenuto il mio già di suo notoriamente solido pessimismo, ma gli studi cui l'Università mi invita nel grigio della mia prima primavera di confine si collocano e rinforzano perfettamente l'ottica di una totale e totalizzante asfissia cerebrale. 

L'altro giorno, era un giorno d'Aprile qualunque, studiavo da sola in casa, passando dalla prolifica e sconfortante altrui solitudine (il diciannovenne Leopardi alla mia età aveva già scritto L'Infinito), alla mia, meno feconda ma non meno avvilente: su Facebook, i miei amici calabresi, pubblicavano foto di acque limpide, sole, costumi e gelati.

Ho pensato che la cosa migliore da fare fosse trascurare la solitudine leopardiana per dedicarmi alla mia. Ho finto dunque ci fosse il sole e sono uscita.

C'è una sola cosa da fare per apprezzare Milano. Guardarla nei suoi colori naturali - grigio, bianco e verde smog - passeggiando per le sue vie più ombrose. Ed è in questo mio amorevole passatempo che ho scoperto che c'è un artista che si diverte a lasciare il suo segno nelle strade della città. Ho scovato per la prima volta una sua opera camminando in via Savona. Da lì, la ricerca dei suoi "pezzi" è diventata per me una sfida.

Lui si chiama Christian Guemy, in arte C215, e i suoi lavori sono sempre firmati con un piccolo cubo che rappresenta il suo nome. Un francese nato a Bondy nel 1973, nelle sue opere mostra volti comuni, umili.  Ritratti di bambini, mendicanti, popoli d'altra origine, anziani, animali, immagini religiose. Espressioni, contesti, che sembrano avere sempre un deciso motto comune. L'accoglienza e l'umiltà. E' un "no" sereno al male. Perché del male non v'è ombra. C215, nei suoi stencil, il cui tratto è immediatamente riconoscibile, mostra un mondo reale, senza pregiudizi. I suoi mille volti si raccontano senza censura, in uno sguardo.

Dipinge in spazi non troppo "comuni" per un writer: non soltanto muri, ma cassette della posta, cassette elettriche, porte. Consiglierei a chiunque di farci caso: camminando nella già citata via Savona, o in via Garibaldi, via Stendhal, via Tortona, alle Colonne di San Lorenzo, e perfino fuori, a Carugate. E chissà in quante altre zone che non conosco ancora.

Gli spruzzi di colore che lascia in giro per la nota Milano città grigia, creano, nel contrasto, un notevole, confortante, scenario. Merita d'esser visto dal vivo.

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La protagonista di queste pagine è Giuditta, diciannovenne calabrese da poco giunta a Milano per iniziare gli studi universitari. Da un piccolo paese del Sud arriva nella metropoli: in questo diario, vita e visioni di una studentessa fuorisede.

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