Universitari di Moccia | Molto più che un pessimo film

Universitari di Moccia | Molto più che un pessimo film

Universitari, molto più che amici, l’ultimo film di Moccia ha fatto infine il suo passaggio nelle sale cinematografiche, guadagnandosi meno di 18 all’esame critico di tutto il web. Nonostante musichette orecchiabili, l’inadeguatezza del film come: “espressione autentica della vita degli universitari” è palpabile dalle prime scene, in quanto l’università è giusto un elemento decorativo. I nostri aitanti protagonisti sono spesso e volentieri nella loro stanza in affitto a Roma, a zonzo per locali, in auto, sul divano, ma quasi mai in aula! Più che molto più che amici, sembrano molto meno che frequentanti.

Ma tralasciando l’istituzione dedichiamoci alla personalitá ed ai profili dei protagonisti. Purtroppo anche ammettendo le potenzialità di alcuni attori, sono decisamente poco plausibili. Dovrebbero essere dei ventenni, ma sembrano trentenni esteriormente e teenagers interiormente. Anziché degli allampanati fuori sede, magari anche un po’ alternativi, ci ritroviamo dei tronisti dalla personalità piatta: l’iraniano Faraz non ha nulla dello studente straniero, il suo solo problema è scegliere se accettare o meno una borsa di studio di svariati zeri, l’aspirante regista Carlo anziché fare un cortometraggio sui fuori sede se la cava propinando alla commissione un mix di video dei momenti di sbronza del gruppo comprese nature morte di forma fallica, infine abbiamo Alessandro che paga per passare agli esami di cardiochirurgia, perché tanto lui vuole fare il comico, come apologia estrema dell’Italietta furbetta ma tanto de core.

Almeno la comicità fosse satira, nulla di più lontano, le battute sono talmente prive di senso da sfociare nel pessimo gusto e creare perle come: ” La rivoluzione parte dalla rete. – Sì, la rete fognaria” e “Magari sei anche il nipote di Mubarak”.  Tutt’intorno manca un messaggio preciso e qualsiasi accenno alle preoccupazioni per la laurea la disoccupazione, la politica, la riforma universitaria, la ricerca, i disagi possono essere subito accantonati con relazioni amorose da rotocalco o banali frasi ad effetto.  Proprio come risponde Carlo alla domanda “Come mai non hai più raccontato la condizione degli universitari?”: “Perché con i miei amici ho trovato molto di più di una stanza in affitto, ho trovato una famiglia”.

Federico Moccia dice a sua discolpa che lui vuole occuparsi di sentimenti, i critici dicono che non ha le capacità per fare di più. Ma forse la verità è che Moccia non voleva parlare della situazione degli universitari, come non vuole fare un buon film sull’amore, quello che gli importa davvero è trovare un buono slogan per i suoi pessimi film perché "molto più che amici" rende, purtroppo, molto più di un film impegnato. Ma chissà se ne vale davvero la pena.

Lascia un commento