Uno squattrinato, pseudo-intellettuale ed artistoide a Torino

Uno squattrinato, pseudo-intellettuale ed artistoide a Torino

Il trasferimento in un’altra città, non tua, per niente tua, assolutamente NON tua, ti costringe a scontrarti con un primo problema: trovare casa in affitto a Torino.

Se sei un giovane Rockfeller (non credo nella fortuna che colpisce di solito nei romanzi gli squattrinati-studenti- pseudo-intellettuali- artistoidi) allora potrai liquidare la faccenda con una grossa cifra, un’agenzia e un monolocale che non sia il gemello cattivo della tana di un topo. Se sei invece un giovane squattrinato-pseudo-intellettuale-artistoide, allora dovrai esser preparato alla divertente alternativa della convivenza.

La convivenza, soprattutto con chi non conoscevi prima, è un po’ come il gioco d’azzardo: che tu vinca o perda, e la maggior parte delle volte ti ritroverai in mutande, non dubitarne, è solo questione di come la prenderai. Immaginati di esserti gettato sul primo appartamento che hai visto, con la disperazione di un affamato che addenta un panino da Mc Donald, e di trovarti di fronte un perfetto sconosciuto, più sconosciuto di quanto non ti sia il giapponese, il cinese e tutte le amichevoli lingue fatte di ideogrammi.

Allora comincerai con l’approccio freddamente cortese che contraddistingue un fobico di cani che accarezza il cucciolo di lupo del suo nuovo fidanzato. Ti informerai su tutti i particolari stupidi che ti verranno in mente, università, luogo di provenienza, storia di come diavolo possa esser finito nella stessa città in cui sei tu, nella stessa casa, nella stessa stanza.

La prima volta che ho sperimentato il bizzarro rito delle presentazioni, avevano chiesto a brucia pelo 'che musica ti piace?' gettandomi nell’oscuro baratro del “ommioddio che musica mi piace, che posso dire che sembri intelligente, appropriato e soprattutto, che possa esser esattamente quello che vuole sentire?!” Se vi troverete di fronte a quella voragine di dubbi ontologici, non preoccupatevi: dall’altra parte probabilmente si staranno chiedendo per quale assurdo motivo gli sia venuto in mente di fare una domanda del genere come prima cosa.

Funziona un po’ come una storia d’amore: prima il corteggiamento e la cieca convinzione che tutto sia magnifico, poi le incrinature e infine, il divorzio. Ti renderai conto di avere un sacco di manie stupide che collideranno sicuramente con le piccole fissazioni di chi ti sta attorno.

Ti scoprirai più pigro e malvagio di come avevi pensato di essere nella confortevole casa dei tuoi. E ci saranno cose che assolutamente non potrai tollerare. Come qualcuno che si dimentica di tirare lo sciacquone. O chi pretende di lavare una padella incrostata solo con l’imposizione delle mani.

I pregi della convivenza? Sì, forse non ti verranno in mente quando alle tre di notte affianco a te si sentiranno solo urla e schiamazzi e tu l’indomani hai un esame importante, ma... c’è sempre un ma alla fine di una frase: essendo tu uno studente squattrinato-pseudo intellettuale-artistoide, hai innanzitutto bisogno di risparmiare. La convivenza ti permette di avere quei soldini per una birra o due il sabato sera. Per essere meno venali invece, la convivenza è lo spaventapasseri della solitudine. Molto spesso i momenti in stile Virginia Woolf ti aggrediranno nelle ore più impensate e tutto ciò che ti potrà servire sarà il suono di un’altra voce umana. La convivenza ti trattiene dal trasformarti in Jack Nicholson dopo un inverno dentro a un hotel isolato nelle montagne.

E poi, le persone ti riservano sempre qualche sorpresa che ti permette di rinnovare il tuo briciolo di fiducia nel genere umano.

Vale la pena di esser stupiti ogni tanto.

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